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Google scommette sulla pubblicità per spingere Google+
Quello di cui Google ha veramente bisogno è un incidente significativo per Facebook
Negli ultimi mesi Google, la società pubblicitaria che storicamente ha evitato la pubblicità tradizionale, ha impiegato mezzi di stampa e TV per promuovere Google+, cioè la sua risposta al fenomeno Facebook. I telespettatori negli Stati Uniti forse hanno visto anche alcuni spot Google+, come il videoritrovo Google+ con i Muppets. Google sta inoltre promuovendo Google+ in tutta Europa. Annunci a piena pagina sono apparsi nei principali quotidiani europei, come la Süddeutsche Zeitung in Germania (vedi immagine) e La Repubblica in Italia. Nel Regno Unito uno spot televisivo basato su Come vi piace di Shakespeare cerca di convincere i telespettatori dell’utilità di Google+ in ogni fase della loro vita. In Italia, gli spot Google+ sono mirati a valorizzare cose apprezzate dagli italiani come la moda e i telefoni cellulari. Indipendentemente dal mercato, le campagne di Google+ mirano a convincere le masse che Google+ è il social network che fa proprio al caso loro.
Tra le righe: Aggiornamenti di marzo 2012 all’algoritmo di ricerca Google
Se si provano a leggere gli aggiornamenti sulla ricerca Google, si ha l’impressione che essi parlino una lingua criptica. Leggendo tra le righe, possiamo trarre una rapida interpretazione su ciò che sono i principali cambiamenti di marzo:
- Google supporta ora un set limitato di caratteri, oltre a lettere e numeri, nelle queries di ricerca e nei suggerimenti della ricerca. Questo è essenzialmente dettato, credo, dall’introduzione di Google+, ma risulterà molto utile per chiunque abbia provato a cercare un indirizzo email con il simbolo @ compreso.
- Il ranking degli articoli di notizie può cambiare nei risultati della ricerca principali. I risultati di notizie possono diventare più prominenti.
L’invasione dei ladri di risultati: I numerosi modi in cui Google+ invade la ricerca Google (e come imparare ad amarlo)

Figura 1: Pannello su SEO per Google+ (Google Più) e la ricerca Google @ SMX West 2012: Danny Sullivan, Search Engine Land; Sean Carlos, Antezeta Web Marketing; Janet Driscoll Miller, Search Mojo; Daniel Dulitz, Google; Monica Wright, Search Engine Land & Marketing Land (Foto: SMX)
L’articolo che segue si basa su un discorso che ho tenuto alla conferenza di web marketing SMX West. (Visualizza le slide)
Dal suo lancio nell’estate del 2011, Google+ si è integrato sempre più nella ricerca di Google. Questa integrazione, che alcuni potrebbero definire un’invasione della ricerca di Google da parte di Google+, ha delle implicazioni significative per la promozione di persone, prodotti e servizi.
Il motore di ricerca sociale Volunia affronta le critiche
Ad un primo sguardo rivolto al motore di ricerca sociale Volunia, ho considerato le principali caratteristiche che differenziano Volunia dai motori di ricerca esistenti – e preso atto anche della strada in salita che viene a pararsi di fronte a qualsiasi nuovo motore di ricerca. Il fondatore di Volunia, Massimo Marchiori, ha detto che una delle ragioni principali per lanciare Volunia adesso era quella di raccogliere i feedback dei beta tester. Ho parlato con Marchiori per scoprire che cosa Volunia ha imparato dopo una settimana di esposizione agli utenti e per capire in che direzione Volunia stia andando. Gli ho anche chiesto in merito al supporto di Volunia ai webmaster.
Comunicazione convincente con i social media (W l’Internet)
Una delle molte ragioni per appassionarsi ad Internet e difenderlo da quei politici che vogliono limitarlo consiste nella sua capacità di essere un grande livellatore democratico. Gli strumenti dei social media con il loro apporto potenziale, ostacolato solo dalla lingua e dall’accesso a una connessione Internet, servono da vero e proprio megafono alla persona qualsiasi che riesce in tal modo a farsi ascoltare come mai prima.
Il video United Breaks Guitars di Dave Carroll su YouTube rappresenta un caso di social media da studiare rigorosamente, un avvertimento da non sottovalutare per quelle aziende che ignorano la potenza della comunicazione dal basso a loro rischio e pericolo.
Riconoscimento da parte dei motori di ricerca degli attributi link rel=”" – il bigliettino
I lettori con un’infarinatura delle regole d’arte della SEO sono probabilmente a conoscenza dell’attributo rel=”nofollow” per i link, il quale dice in sostanza ai motori di ricerca che il proprietario del sito non garantisce la bontà di un link in uscita e che, con tutta probabilità, quel link è stato aggiunto da un visitatore al sito. Forse anche il rel=”canonical”, utilizzato per fornire ai motori di ricerca l’URL del documento definitivo nel caso dei contenuti raggiungibili tramite più URL, risulta vagamente familiare. Ma che dire di rel=”author”, utilizzato da Google per l’attribuzione dell’autore o rel=”next” per l’impaginazione?
Le reti sociali e la visibilità nei motori di ricerca: un motivo in più per partecipare
Per le aziende è importante trovarsi sulle stesse piazze dove si trovano anche i propri clienti e i clienti potenziali. In rete, le piazze sono indiscutibilmente le reti sociali come Facebook, Twitter, friendfeed, Google+e, particolarmente per la vendita ad altre aziende, LinkedIn. Ma prima che un’azienda decida di dedicare del tempo e delle persone a presiedere le reti sociali come si deve, ci sono tutta una serie di vantaggi e svantaggi da valutare.
Google e l’attribuzione dell’autore rel=”author”: promozione impropria di Google+?
Nel giugno 2011 Google ha introdotto una modalità per gli autori di contenuti che consente loro di migliorare la visualizzazione dei loro articoli nei risultati di ricerca di Google grazie all’associazione di una foto dell’autore e di una riga di attribuzione “a cura di”. Ulteriori informazioni sull’autore nei risultati di ricerca, dette authorship markup, continuano l’implementazione di rich snippets (astratti arricchiti) da parte di Google, un concetto originariamente introdotto da Yahoo come risultati migliorati (enhanced results).
Nell’attuazione del codice per l’attribuzione dell’autore, Google dice di essersi appoggiata agli standard già esistenti come l’attributo rel="author" di HTML5 per i tag link ed ancora, anche se rel="author" in realtà non è proprio nuovo come Google sa, e l’attributo rel="me", definito dalla XFN (XHTML Friends Network).
La liberazione di dati da Google+: una promessa non ancora soddisfatta
Avete mai notato come MS Office è in grado di importare moltissimi formati di documenti, ma le opzioni di esportazione sono praticamente limitati a Microsoft formati (rtf è un formato di Microsoft, tra l'altro)? Ciò non è casuale. Le aziende intelligenti hanno capito che i dati sono una bene, da utilizzare strategicamente, anche come barriera per bloccare che i clienti si spostano al concorrenza.
Qualche considerazione al volo su Google+, pro e contro.
Vale la pena dire in anticipo che sono strafelice per il lancio, anche se in un test limitato, di Google+. Google+ rappresenta già un miglioramento significativo rispetto all'altro sito sociale, spesso dimenticato, di casa Google, Orkut, e sembra dimostrare che Google ha imparato molto dai suoi precedenti sforzi in campo sociale come Friend Connect e il suo Buzz, simile a twitter.
Quello che Google sa su Google e su alcune altre cose
C’è un meraviglioso detto che circola nelle grandi aziende, in particolare quando si parla di iniziative sulla gestione della conoscenza (Knowledge Management – KM), “solo se sapessimo quello che sappiamo“. È improbabile che Google sia esente da questo problema, ma la loro cultura basata sui dati ha lanciato vari cruscotti d’informazione che mirle richieste dei governiano a superare questo problema, facilitando la comunicazione interna ed esterna dei dati, dagli stati di servizio dei servizi Google fino alle statistiche internet.
Una delle grandi promesse del ![Con Lotusblak (per lavori) [CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons](http://s.antezeta.it/i/320px-Eye_Spy.jpg)



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