Google Instant: cosa cambia? Poco - e alcune considerazioni di SEO sull'ABC delle ricerche Google in italiano

Google Instant: cosa cambia? Poco – e alcune considerazioni di SEO sull’ABC delle ricerche Google in italiano

Ora che su sono stati versati fiumi d’inchiostro, spesso senza tanta cognizione di causa, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su quel che comporta questa novità per le aziende e le organizzazioni.

Google Instant è un cambiamento di interfaccia

Prima di tutto, è importante capire cos’è Google Instant e anche cosa non è. Google Instant è una nuova interfaccia utente, che modifica il modo in cui Google presenta i risultati di ricerca.

Come funziona Google Instant

Mentre l’utente digita una frase o una parola per fare una ricerca, Google aggiorna i risultati mostrando un elenco di link che ritiene pertinenti o rispetto a ciò che è stato digitato fino a quel momento, o a quelle che, in base ai dati sulle ricerche fatte in precedenza, risultano essere le ricerche più probabili.

Lo scopo dichiarato è quello di aiutare l’utente a raffinare via via la ricerca mentre scrive, invece di costringerlo a cliccare sul pulsante “Cerca”, leggere i risultati, e tornare alla maschera di ricerca per modificare i termini della query. Chi tende a fare ricerche con frasi lunghe e complesse dovrebbe trovare risultati soddisfacenti in un tempo minore, dopo aver digitato uno, due o tre termini invece che una frase intera. Al contrario, chi tende a partire con pochi termini di ricerca, dovrebbe raggiungere risultati soddisfacenti in minor tempo, senza dover ripetere più volte il “Cerca”. Per utenti che non hanno le idee chiare su cosa cercare, Google Instant dovrebbe aiutare a raffinare e correggere via via la ricerca fino a trovare le keyword giuste. Google dichiara che il tempo medio impiegato per digitare una ricerca è di 9 secondi; con Google Instant, si stima che vengano risparmiati 3.5 miliardi di secondi ogni giorno. Google Instant sarà particolarmente utile su devices di dimensioni ridotte, tipicamente smartphone e ricerche in mobilità.

Figura 1: Google Instant prevede che la ricerca dell'utente sarà per "Google Analytics"

Figura 1: Google Instant prevede che la ricerca dell'utente sarà per ""

Google Instant influenzerà l’uso dei termini di ricerca?

Un timore immediato riguardo a Google Instant è che Google in questo modo eserciti un’influenza sulle query di ricerca e, di conseguenza, sul traffico diretto ai siti. In un certo senso questo è vero, ma io ritengo che la portata di questa influenza sia sovrastimata, per varie ragioni.

  1. Obiettivi degli utenti. Nel suo fondamentale saggio del 2002, A taxonomy of web search, Andrei Broder identifica 3 tipi di ricerca: Navigazionale, Informativa e Transazionale. Se un utente sta cercando informazioni sul Whisky, è estremamente improbabile che venga distratto da suggerimenti come Wind o Waka Waka. Certo, è possibile che trovi ottimo il suggerimento Wikipedia. ma è altresì probabile che la voce sul Whisky in Wikipedia sarebbe stata anche uno dei primi risultati, se non il primo. In ogni caso, Google suggerisce risultati di ricerca fin dal 2008, quindi questa non è certo una novità.

  2. Attenzione degli utenti. Alcuni utenti semplicemente non faranno caso ai risultati mostrati mentre stanno ancora digitando. Certo, la tendenza sarà quella di una diminuzione di questi utenti “distratti” via via che le persone si abituano all’interfaccia, ma teniamo conto – come ci insegnano gli studi di usabilità – che non esiste sul web un solo tipo di “web persona”.

  3. Determinazione degli utenti. Alcuni utenti inizieranno con un’idea prefissata della query che vogliono fare, e procederanno con quella, a prescindere da ciò che Google suggerisce.

La SEO è morta: una sciocchezza

Google Instant non cambia la maggior parte dei fondamenti del SEO, a partire da crawling, indicizzazione e ottimizzazione dei clic. Come già affermato più volte da Google stesso, ogni anno vengono fatte all’incirca 500 modifiche ai meccanismi di ricerca. Anche considerando le possibili conseguenze sul ranking dovute al fatto che alcuni siti otterranno più click, dobbiamo tenere a mente che Google considera oltre 200 fattori per determinare il ranking. La maggior parte dei siti deve sanare difetti molto grossolani che impattano negativamente su crawling e indicizzazione (a partire da un numero troppo scarso di pagine, o al contrario troppe pagine dovute a duplicati che vengono tutti indicizzati), prima di concedersi il lusso di pensare a questioni riguardanti il comportamento degli utenti. Inoltre, spesso i risultati di ricerca risultano ben poco efficaci nel convincere le persone a cliccare sui link. Esaminando la tabella dei “top results” per le ricerche in italiano, più di un sito fra quelli che vi compaiono avrebbe bisogno di una po’ di manutenzione da parte dei suoi amministratori. Probabilmente invece si può prevedere un rinnovato interesse verso Google Suggest, in particolare per cercare di influenzare i brand che vengono proposti.

Google Instant: chi vince e chi perde

Ogni volta (e sono circa 500 all’anno) che Google modifica i suoi algoritmi, c’è chi guadagna e c’è chi perde. Nel caso di Google Instant, i brand famosi hanno l’opportunità di guadagnare traffico per le ricerche che iniziano con la prima lettera del loro nome, o del nome di un loro prodotto o servizio. La questione è complicata dal fatto che molti siti “di brand” sono realizzati in Flash e generalmente incompatibili col resto dell’ecosistema web, motori di ricerca e web analytics compresi. Non che Flash sia di per sé irrimediabilmente opaco agli spider dei motori di ricerca, ma generalmente le agenzie che sviluppano in Flash non hanno né la consapevolezza chiara dei suoi limiti, né la conoscenza delle tecniche per ovviare a tali limiti.

Google Instant, differenze geografiche

Google Instant è disponibile di default su Google.com, mentre gli utenti dei domini locali di Google in Francia, Germania, Italia, Russia, Spagna e Gran Bretagna lo vedono solo se sono loggati a un servizio di Google (ad esempio Gmail). Negli USA i suggerimenti per parole chiave variano in base alla regione; non mi sembra che questo accada (almeno per il momento) in Italia.

I marchi italiani in Google Instant /

Per capire meglio chi potrebbe essere avvantaggiato, nella tabella che segue faccio qualche riflessione sui siti che compaiono per primi digitando ciascuna delle lettere dell’alfabeto latino. Ho anche segnalato il fatto che compaia o meno anche un annuncio PPC (la maggior fonte di ricavi di Google). Per i link sponsorizzati, ho annotato se questi occupano la prima posizione in classifica sopra ai risultati organici (cioè basati sul merito). Nel momento in cui ho fatto la ricerca, solo per il 42% delle lettere veniva mostrato anche un link sponsorizzato. Sarebbe interessante capire quale impatto ha Google Instant sui ricavi di Google.

è per…Nr. di annunci PPCAnnuncio nella prima posizione?Commenti
aAliceADSL | AliceAdsl1Il brand Adsl viene aggiunto automaticamente al termine del title di ogni pagina; sulla home, l’effetto è quello di una fastidiosa ripetizione
bBNL-BNP Paribas > Welcome > Welcome1Welcome Welcome? Si può migliorare…
cCorriere della Sera0
dDIZIONARIOITALIANO0Attenzione al caps lock!
eeBay.it – Shopping online e Annunci gratuiti nella tua città1
fBenvenuti su Facebook0La seconda pagina che compare per Facebook risulta essere “Pagina non trovata”. Google Instant rende ancora più evidenti questo genere di problemi di SEO. Ci sono vari modi di gestire meglio una pagina di servizio.
gGioco.it – GiochiGratis Online, Giocare Gratis!1
hSign In0Il primo risultato di ricerca per la lettera h può risultare sorprendente, perché punta al dominio live.com, il vecchio hotmail – e, nonostante gli sforzi di Microsoft, tutti lo chiamano ancora così. A parte queste considerazioni di branding, Microsoft in termini di SEO avrebbe discreti spazi di miglioramento del title di pagina – suggerirei ad esempio di tradurre in italiano l’invito Sign In, e di aggiungere il nome del servizio al title.
iINPS- Home page – Istituto Nazionale Previdenza Sociale0Specificare che si tratta della homepage è probabilmente superfluo
jItalia – Serie A: Juventus0il primo risultato per la lettera J è molto interessante, si tratta di un frammento (snippet) che punta a un evento, una partita della coppa UEFA; lo snippet è generato da un markup che utilizza microformat, un’opportunità interessante – anche per il risultato nr. 2 della ricerca, il club Juventus.com!
kAnnunci gratuiti Kijiji- Annunci gratis per offerte di lavoro0
lLibero0
mPrevisioni meteo, Meteorologia – Meteo.it1
nNokiaItalia – Telefoni cellulari, online shop, giochi, mappe .1
oOroscopi.com – Oroscopoe Astrologia2
pPagineBianche.it0
qQuattroruote1
rRai.it – Homepage0Perché non usare semplicemente RAI o Radio Televisione Italiana? A cosa serve Homepage?
sSubito.it – Annunci gratuiti Case, Auto, Moto, Offerte lavoro e …0
tFerrovie dello Stato – Homepage1Il risultato “Ferrovie dello Stato” può risultare bizzarro per una ricerca fatta sulla lettera T; di fatto, come scrivevo qualche tempo fa, ci sono alcuni problemi irrisolti di brand-identity su Trenitalia
uUniCreditBanca: servizi bancari per la persona, la famiglia e le0
vVirgilio0
wWikipedia, l’enciclopedia libera0
xNotizie relative a x factor1
yYouTube- Broadcast Yourself.1Cara Google, perché usi una tagline in inglese anche nel tuo sito italiano?
zZARA0

Google Instant significa la fine della coda lunga?

Secondo alcuni, la disponibilità di risultati immediati porterà alla scomparsa delle query estremamente dettagliate e specifiche, legate a ricerche che potremmo definire “da coda lunga”. Non ne sarei così sicuro. Se l’utente non considera pertinenti i primi risultati che gli vengono proposti, continuerà comunque a specificare meglio cosa cerca. Google Suggest, lo strumento per suggerire termini di ricerca, ha ormai due anni di vita, ma io continuo a vedere un sacco di query complesse e lunghe nei report di Google Analytics. Ciò che farà Google Instant, invece, sarà di dare più velocemente i risultati per le ricerche sulla “coda lunga”.

Google ci spia – sento già le grida di allarme

Prima o poi qualcuno con un po’ di seguito scriverà l’ennesimo articolo “definitivo” sul tema “Google ci sta spiando”, e affermerà che Google Instant è l’ennesima tappa di questa grande cospirazione. Nel mio articolo sulla storia di Google Suggest, segnalavo come Google ha bisogno di monitorare ciò che stiamo scrivendo per poter fornire risultati di ricerca in tempo reale. Questo non dovrebbe sorprenderci, e peraltro Google ne scrive fin dal 2008. Perché dovremmo preoccuparcene? Un tranquillo utente alla ricerca di informazioni sul SEO potrebbe distrarsi e digitare SEX, con quali conseguenze? Mi piacerebbe sapere cosa fanno in questi casi i filtri aziendali, che sorvegliano realmente il comportamento delle persone.

Impatto ambientale di Google Instant

C’è da restare a bocca aperta davanti alla capacità di calcolo di Google – compiere una nuova ricerca a ogni lettera digitata dall’utente richiede una gran quantità di risorse. Il 20% circa delle query effettuate ogni giorno non sono mai state richieste negli ultimi 90 giorni, il che rende difficile immagazzinare in cache i risultati. Ora risulta chiaro quali erano gli obiettivi di Google per i suoi investimenti nel progetto infrastrutturale caffeine. Mi sembra anche degno di ammirazione il coraggio di Google di andare a cambiare quello che è il loro prodotto principale – poche aziende hanno il fegato di modificare quel che li ha portati al successo. Tuttavia, mi chiedo quale sarà il prezzo in termini energetici e ambientali di questo aumento dei processi di ricerca. Senza dubbio, ne saranno contenti i fornitori che vendono Google infrastrutture ed energia.

Google Suggest: l’antesignano di Google Instant

Per capire meglio ciò che Google sta facendo con Google Instant, può esservi utile leggere la storia di Google Suggest.

Come disabilitare Google Instant

Se state usando un servizio Google, potete disabilitare Google Instant modificando le vostre preferenze di ricerca. Se usate Google.com, Google Instant viene attivato di default a ogni riavvio del browser anche se non vi siete identificati presso un servizio Google. L’unico modo per disabilitarlo permanentemente è quello di impedire l’uso di Javascript sul dominio Google.com, ad esempio con l’aiuto di plugin come YesScript per Firefox, che consente di abilitare e disabilitare Javascript dominio per dominio, con un semplice click. Disabilitare Javascript sui risultati di ricerca permette anche di fare il copia e incolla di un URL da un risultato di ricerca senza portarsi dietro tutto il codice di tracciamento.

Tracciare Google Instant su Google Analytics o altre piattaforme di web analytics

Con Google Instant, le query di ricerca sono di fatto due. C’è la query completa, proposta da Google in base alle inferenze su ciò che l’utente ha iniziato a digitare, e c’è la query parziale, che è quel che l’utente ha realmente digitato. Alcuni hanno proposto di tracciare le query parziali intercettando un parametro oq=, che compare quando un utente clicca su un risultato di ricerca. Purtroppo questo consiglio non sembra funzionare, perché il parametro oq= non viene passato nella stringa del “referrer”, perlomeno nelle verifiche che ho fatto usando gli headers forniti da Live http headers per Firefox. Se il parametro non viene passato nel referrer, non può essere tracciato da nessuno strumento di web analytics.

Traduzione dall’inglese grazie ad Alessandra Farabegoli

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A proposito di Sean Carlos

Sean Carlos aiuta le aziende nell'ottimizzare i loro risultati di business online. La sua carriera spazia dalla gestione di campagne di telemarketing e direct mailing presso un'organizzazione con più di 10.000 soci ad una significativa esperienza a livello mondiale maturata presso la Hewlett-Packard. Nei primi anni 90 Sean ha sviluppato un applicativo enterprise search, comprensivo di tutte le fasi, dall'indicizzazione alla ricerca dei testi, per il Los Angeles County Museum of Art. Dal 2000 al 2004 Sean è stato IT Manager del sito immobiliare CasaClick.it, parte del gruppo Pirelli. Sean è un docente ufficiale della Digital Analytics Association. È Chairman dello SMX Search and Social Media Conference, 13 & 14 novembre p.v. a Milano. Collabora inoltre con l'Università Bocconi. Nato a Providence, RI, USA, Sean Carlos si è laureato in Fisica. Parla inglese, italiano e tedesco.

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